American Horror Stories: ne valeva veramente la pena?

Pro: - trame più corte e leggere - nuove tematiche - cast più vario Contro: - la Murder House ha un pò stancato - eccesso di teen drama - nessun approfondimento delle tematiche originali

A dieci anni dalla prima messa in onda della serie madre AHS, Ryan Murphy ha voluto deliziare i fan con una nuova chicca: American Horror Stories. Questo breve spin-off avrà fatto breccia nel cuore dei fans oppure è risultato un mero buco nell’acqua?

Cos’è American Horror Stories?

American Horror Stories nasce come serie spin-off di American Horror Story ed è composta da 7 episodi della durata di circa 50 minuti ciascuno. Ogni episodio racconta una storia autoconclusiva fatta eccezione per le puntate 1, 2 e 7 che sono collegate tra loro tramite il tema della Murder House (prima stagione di American Horror Story).

Tra gli interpreti della stessa si rivedono volti noti ai fan storici della serie come Naomi Grossman (Pepper di Asylum e Freak Show), Billie Lourd (Winter Anderson in Cult, Mallory in Apocalypse, Montana Duke in 1984 e Lark in Red Tide), Cody Fern (Michael Langdon in Apocalypse e Xavier in 1984) e John Caroll Lynch (il clown Twisty in Freak Show e il serial killer Mr. Jingle in 1984) ma anche volti nuovi come Kaia Gerber (supermodella, figlia di Cindy Crowford), Paris Jackson (figlia del compianto Michael) e il decisamente più noto Danny Trejo.

Le tematiche affrontate hanno come minimo comune denominatore l’horror ma cercano di affrontare temi molto seri come la sessualità, le famiglie arcobaleno, la maternità egoistica e l’uso smodato dei social network da parte dei giovani e giovanissimi, solo per citarne alcuni.

I pro di American Horror Stories

American Horror Stories si discosta dalla serie madre e decide di avere un taglio più fresco, “ggiovane” e rapido per adeguarsi alla sua nuova natura di spin-off. Tutto ciò sembra giocare a favore di Murphy, ormai noto per avere difficoltà con le trame più lunghe e impegnative.

La presenza di attori storici della serie accanto a volti nuovi (nonostante sia ormai chiaro che Murphy ha un amore per i figli di , visto che nella stessa stagione è riuscito ad inserire Kaia Gerber, Paris Jackson e la sorella minore di Miley Cyrus) ha svecchiato un pò quell’atmosfera fatta solo di Sarah Paulson e Evan Peters, rendendo il prodotto più interessante da esplorare.

I personaggi stessi non sono macchiette costruite ad hoc per le puntate (il rischio che lo diventassero era alto) ma sono proprio le loro sfaccettature a dare corpo alla storia e a renderla accattivante per lo spettatore (vedi il mio episodio preferito della stagione, BA’AL, dove l’immensa Billie Lourd ci porta in una spirale di follia materna in caduta libera).

I contro di American Horror Stories

I fan storici ormai conoscono il vecchio Ryan e sanno che a volte il regista parte a mille con l’incipit della stagione, per poi perdersi nella parte centrale e regalare un finale raffazzonato e frettoloso, per questo motivo tanti avevano tirato un sospiro di sollievo nel sapere che Stories sarebbe stata antologica. Ahimè, le loro speranze sono state in parte vanificate.

La storia che ruota intorno alla Murder house è un inno fantastico alle persone LGBTQ+ ma a livello di trama non si aggiunge nulla a quello che sapevamo già. Ci aspettavamo che venissero analizzati personaggi rimasti nell’ombra come l’Infantata (o Taddeus per gli amici), invece ci siamo trovati un remake della storia di Tate e Violet ma in versione saffica. Si poteva sperare in un recupero in extremis nel finale ma nulla: ripetizione e confusione.

Persino il quarto episodio, The Naughty List (una probabile citazione a Black Mirror) con la presenza di Danny Trejo nei panni del cattivo, è riuscito a fare cilecca. La critica sociale alla finzione di Youtube e simili è chiara e lampante ma gli “youtubers” della situazione sono scontati, noiosi e non è nemmeno chiaro per quale motivo il serial killer sia così ossessionato dalle feste natalizie. Si poteva fare meglio.

Si salvano in corner Drive In (esperimento di teen horror ispirato al filone di Antrum, il film maledetto), BA’AL (citazione meravigliosa a Rosemary’s Baby) e Feral (che io avrei sottotitolato “10 motivi per non andare in vacanza in montagna”).

The Witch lo consiglia?

Se sei attratto dai film/serie horror ma sai già che dopo aver visto due goccine di sangue e qualche testa rotolante, non dormirai per i sei mesi seguenti, questa serie fa per te! Le atmosfere paurose non sono troppo pesanti e riprendono quelle che si possono trovare nei teen horror.

Se sei un amante degli horror, capace di scodellarsene due o tre in una sola sera, non credo apprezzerai molto American Horror Stories perchè….è troppo leggero per te. Solo per i veri fan di AHS, che non si vogliono perdere nemmeno questo spin-off, consiglio di sorvolare sugli episodi 1, 2 e 7 ma di non perdersi il 5 e 6. Non ve ne pentirete!

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